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Isobel Campbell ci ha messo nove anni prima di trovare la dolce sfrontatezza di pubblicare un album a proprio nome. Sette di questi anni li ha passati come violoncellista nei Belle & Sebastian, il gruppo scozzese che ha preso il nome da un cartoon francese e ha sfornato alcune delle più delicate melodie pop della seconda metà degli anni Novanta.
È con il terzo album di Belle & Sebastian, "The Boy With The Arab Strap" del 1998, che Isobel non è più solo la ragazza del violoncello ma presta la sua voce, delicata e pudica, a "Is It Wicked Not To Care?" di cui scrive anche il testo. Ma già sul finire di quegli anni, quando si è ancora in piena Belle & Sebastian mania e partecipa alla scrittura del più grande successo della band, "Legal Man", Isobel dimostra di trovare stretti quei panni e si nasconde dietro un altro progetto dal nome azzeccatissimo, The Gentle Waves.
Due sono gli album che escono dietro a quel nome, a cominciare da "The Green Fields Of Foreverland" del 1999, un disco ancora innocente come un bambino e tuttavia pieno di speranza. La critica si innamora anche di questa costola dei Belle & Sebastian, e per tutti è fin troppo facile intuire quali sono i – bravi – maestri della timida Isobel: Serge Gainsbourg, Simon And Garfunkel, Antonio Carlos Jobim, Nancy Sinatra e poi ancora Hank Williams e Johnny Cash. Perché Isobel non insegue le mode del momento ma sogna di vivere immersa nelle atmosfere degli anni che passavano dai Cinquanta ai Sessanta, anni di musiche eleganti, equilibrate, intime e trepidanti.
A quel primo disco dei The Gentle Waves segue poco dopo un secondo album, "Swansong For You" che nella storia di Isobel ha il valore della giovinezza ormai quasi matura: con questo disco finalmente Isobel trova i suoni che stava cercando, capisce quello che vuole sentire da un disco che suona, e soprattutto si convince che sono le storie della Wrecking Crew ad affascinarla. È un lavoro minimale, che guarda a ritroso fino agli anni Sessanta e si lascia ascoltare come se nella tranquillità di un tardo pomeriggio una lacrima provasse a uscire dagli occhi spezzando l'incantesimo.
Isobel lascia definitivamente e ufficialmente i Belle & Sebastian nel 2002, e se i due album con The Gentle Waves sono di una misura pacata e quasi modesta, ancora più intimi e preziosi sembrano gli EP che Isobel rilascia sempre sotto lo stesso filtro dei Gentle Waves: "Weathershow" e "Falling From Grace" ancora più delle prove sulla distanza dilatata rivelano il talento di Isobel esattamente come il suo terzo EP "Time Is Just The Same" che esce nel 2004 impreziosito da una cover dell'adorabile "Argomenti" di Ennio Morricone, da un duetto con Eugene Kelly nella title track e da uno con Mark Lanegan in "Why Does My Head Hurt So?", canzone pensata per Tom Waits e poi regalata a Lanegan dopo che Mark le ha telefonato da Los Angeles per cantarle alla cornetta le parole che aveva scritto per il pezzo.
E poi ancora, proprio prima di "Time Is Just The Same", il suo primo LP a suo nome, "Amorino", un nome che le è rimasto impresso nella mente dopo un intervista con un dj di una radio italiana: Isobel ha preso il dizionario, ha scoperto i significati che si nascondevano dietro quel suono così bello per lei, e quando si è trattato di scegliere il nome per il suo primo album non ci ha pensato due volte, rifiutando anche un contratto con una label che non sembrava convinta di quella scelta. "Amorino", un disco nato dopo le registrazioni di "Swansong For You" e rimuginato per oltre un anno nella testa di Isobel che, per portare a termine il disco della sua vita, non ha voluto lasciare proprio nulla al caso.