Isobel News
"Amorino" - Indiepop.it
Tempo fa scrissi (altrove) una recensione di "Swansong for you" che mi causa ancora qualche imbarazzo. E' la classica recensione che i tuoi amici usano rinfacciarti per dimostrare che non sei equilibrato o che fai uso di droghe, o tutte e due le cose. E' come se avessi voluto giocarmi tutti i superlativi del dizionario in quelle venti righe.
Ma all'epoca il mondo indiepop era in larga parte un mistero per me. Se ne avessi avuto la conoscenza che millanto ora non avrei mai lasciato che l'entusiasmo sommergesse la mia grammatica. Poi però mi capita davanti "Amorino", uno di quei dischi che affronti con un mezzo sorriso di sufficienza del tipo "non sono più uno sprovveduto." E sapete? Dopo solo un ascolto già volevo riscrivere da capo la recensione di "Swansong".
Isobel Campbell è la violoncellista carina della porta accanto, quella che spiate dalla finestra quando esce di casa e che vi fa sobbalzare quando si ricorda di salutarvi. E certo, è anche l'affascinante chirurgo che vedete nella foto a sinistra. Ma non è solo questo a renderla così speciale.
Non so se ricordate quella scena di Hollywood Party in cui l'attricetta col vestito giallo, quella che alla fine torna a casa con Peter Sellers, canta una canzone incantevole alla chitarra. Beh, io non ricordo nemmeno una nota di quel pezzo, ma quando provo ad immaginarmelo, è assolutamente identico a "Pretty Things" (da "Swansong"). Ecco: è come se Isobel fosse uscita da quel film.
Anche "Amorino" ha un momento del genere: si intitola "The breeze whispered your name" ed è uno di quei pezzi da conservare sotto vetro. Da non portare in mezzo al traffico per paura di sciuparlo.
"Amorino" (evitiamo ogni ironia sul titolo, che a lei deve essere sembrato molto twee) è per molti versi il primo vero disco di Isobel: perché ora la sua carriera solista non convive più con gli impegni di quell'altra famosa band, perché ne sposta la percezione dal ruolo di interprete a quello di musicista, fa coabitare la formazione classica con il suo sfrenato amore per il pop. E' un disco insolitamente cospicuo (si sfiorano i tre quarti d'ora, laddove Swansong si fermava a trentasei minuti), con diversi pezzi strumentali, una cura maniacale per il dettaglio e dosi massicce di nostalgia, come se Isobel avesse voluto ricreare in vitro le scene dei suoi film preferiti. E' un omaggio al pop jazzato degli anni 60, alle vecchie commedie Hollywoodiane, alla musica da camera. Archi onnipresenti ne sottolineano ogni passaggio mentre Isobel guarda al passato e ne ricopia una pagina con la penna d'oca.
Può sembrare un esercizio ozioso, ma non esiste nulla di più adorabile della futilità: Isobel se ne compiace ed allestisce un album prezioso ed intimo. Come il personaggio di un fumetto, cambia d'abito ad ogni scena, vestendo i panni della chanteuse di un jazz club Parigino ("Monologue For An Old True Love"), della cowgirl ("Time is Just The same", in duetto con l'ex Vaseline Eugene Kelly) o della ragazza di Ipanema (la pallida bossa di "Song for Baby"), mette tutti a sedere con l'elegantissimo concerto da camera di "Poor Butterfly", e un attimo dopo apre le finestre all'incantevole pop di "Love for tomorrow"; clarinetto, archi, trombe e la voce più sognante del mondo.
Se mi passate la blasfemìa, c'è un feeling alla "Astral Weeks" nel contrasto tra la voce di lei e i musicisti che suonano una materia tanto barocca: talvolta ciò è troppo per la sua voce (il divertente swing di "The cat's pyjamas"), ma di solito funziona benissimo: "Johnny come home" è una perfetta Isobel Song, metà filastrocca, metà morbida pop song, interamente definita dalla sua performance vocale; "October's Sky" accarezza le orecchie col piglio jazzato di spazzole, tromba, contrabbasso e clarinetto, e si scioglie in una serie di "putuputupu" da fare invidia agli Stereolab. E per chi volesse una esemplificazione della nuova Miss Campbell c'è la riproposta di "There is no greater gold", qui ancora più gentile ed elegante, sospesa su un sottile filo di basso ed archi celesti.
Troppo zucchero? Certo. Ma è meglio rinunciare a qualche gelato, e godersi "Amorino" senza sensi di colpa. Sino al finale, quando Isobel tornerà a casa sulla decappottabile di Peter Sellers.
Autore: Salvatore
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