Recensione di 2loud.eu

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Sunday at devil dirt Ritornano in coppia, il diavolo e l’acqua santa. Lui, Mark Lanegan, iperattivo sia in proprio che con gruppi e formazioni, dai primi passi con gli Screaming Trees fino ad arrivare alla dirompente e brutale esperienza dei Queens of The Stone Age, per noi parlare poi del progetto The Twilight Singers e della proficua collaborazione con l’elettronica dei Soulsavers. Una carriera solista più incentrata verso un cantautorato impegnato, molto scuro e ombroso, con mentore dichiarato il miglior Leonard Cohen. Lei, Isobel Campbell, un passato glorioso con i frizzanti Belle and Sebastian, più schiva, riservata, introversa, con un esordio da solista, in odore di folk-pop scarno e malinconico, come Milkwhite Sheets, che ci aveva impressionato favorevolmente e che riascolterò volentieri. I due ci avevano già provato un paio di anni or sono. Ne era uscito un album a corrente alternata, comunque interessante, come Ballad of The Broken Seas, sebbene fosse stato registrato in separata sede dai due e poi successivamente amalgamato in fase di produzione. Qui il discorso è diverso, Sunday at The Devil Dirt è frutto finalmente di session autentiche con i due protagonisti presenti in carne e ossa, uno di fronte all’altro come nella foto di copertina.

La differenza si nota, in positivo. Sunday at The Devil Dirt, infatti, è un lavoro più coeso, riuscito, compiuto. E’ più album, insomma. Il solco è tracciato, comunque. Ballate in odore di folk e blues, il recupero di certe radici musicali, principalmente americane, un tocco di rock. Il gioco di voci dei due, sporca (ma fino ad un certo punto) e profonda quella di Lanegan, più candida e sognante quella della Campbell. Provare per credere. Un ottimo assaggio lo possiamo rinvenire nella godibilissima ballata, così struggente!, di Who Built The Road, dove sembra di ascoltare uno dei tanto amati duetti di Nick Cave con le ospiti femminili del suo Murder Ballads. A prevalere è la voce di Lanegan, ma anche la Campbell si difende bene, come dimostra in Come On Over (Turn Me On), che parte con un ritmo lento e sensuale, per poi spiccare il volo e di nuovo fermarsi. C’è lo stanco e rarefatto ritmo di Back Burner, dove Lanegan, più che Cohen, fa venire in mente Tom Waits.

Autore: Andrea Fannini

Link: http://www.2loud.eu/isobel-campbell-mark-lanegan-sunday-at-the-devil-dirt/


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