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Recensione di indie-zone
Un paio d’anni fa avevamo storto il naso tutti quanti alla notizia del sodalizio tra lo scapestrato Lanegan e la dolce Isobel Campbell, immaginandoci altamente improbabile quel matrimonio, seppur esclusivamente musicale tra due elementi così distanti. Eppure dopo l’ascolto ci si ricredette decisamente, o almeno questo capitò al sottoscritto, perché l’unione funzionava nonostante qualche sbavatura od imperfezione. Diciamo subito che funziona abbastanza bene ancora oggi con i due che si presentano nuovamente al pubblico con il nuovo album “Sunday At Devil Dirt”, che come il precedente “Ballad Of Boken Seas” convince ma non entusiasma, strappa qualche applauso ma nessuna ovazione e replica sostanzialmente stessi pregi e difetti della prima uscita.
Anche in questo caso è Lanegan a condurre principalmente il gioco, gioco che vede protagonista indiscussa quella sua voce così tenebrosa e profonda da mettere i brividi per la somiglianza con Leonard Cohen soprattutto con quei primi due brani (“Seafaring Song” e “The Raven”) che mostrano il leitmotiv dell’intero disco: i controcanti ed i cori della Campbell, angelici e paradisiaci, la chitarra acustica appena pizzicata e le onnipresenti aperture d’archi a lasciare un segno sensuale ed elegante. Ci sono poi le atmosfere western da Mezzogiorno Di Fuoco, i macabri rintocchi di campane, blues marci, atmosfere puzzolenti di fumo e tabacco. Insomma, è chiaro che si trova tutto quello che ci si aspetti di trovare e proprio sulla prevedibilità, sulla mancanza di sussulti, di colpi ad effetto che l’album paga dazio: come in “Ballad Of Broken Seas” non ci sono veri e propri passi falsi ma solo alcuni cali di tensione, ossia quei brani in cui il mestiere sembra abbia preso il sopravvento. Come definire altrimenti le scialbe ballate country quali “Trouble” e “Keep Me In Mind Sweetheart”, o l’imbarazzante “Something To Believe” se non classici riempitivi?
Nel complesso l’album è un discreto lavoro, sicuramente potrà piacere (e non poco) a chi si avvicinerà per la prima volta a sonorità di questo genere, mentre per gli ascoltatori navigati lo sbadiglio tenderà più di un agguato.
Autore: Paolo Borrone
Link: http://www.indie-zone.it/public/read.asp?id=737
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