Sì lo so, ne è passata di acqua sotto i ponti da quando è uscito questo nuovo lavoro a firma B&S, il fatto è che avrei dovuto occuparmi di questa recensione già un bel pò di tempo fa ma chissà per quale motivo la tenevo sempre per ultima. Appena uscito, il disco non ha avuto una gran bella accoglienza, per non parlare di vere e proprie stroncature. La cosa mi lasciò un pò amareggiato perchè, se non lo si è ancora capito, questi scozzesi, con almeno una manciata di canzoni, hanno rapito il cuore, mio e penso di tanti altri. Poi è arrivato il DVD a chiudere (purtroppo) un ciclo e lì devo dire che la prima volta che lo vidi mi sentivo un pò come una ragazzina dodicenne con l'apparecchio che sta in prima fila ad un concerto di
Robbie Williams. Insomma, dopo un bel pò di ascolti, dopo il cambio di label, dopo l'uscita (sigh!) di
Isobel Campbell (qui ben rimpiazzata per l'occasione dalla voce della più corpulenta Sarah Martin in
Asleep On A Sunbeam), vi posso dire che trovo
Dear Catastrophe Waitress davvero bello, forse non il miglior album della band, anche se sicuramente se la gioca con
Fold Your Hands Child... ;ciò che si nota sin dall'iniziale
Step Into My Office è una cura ancora più maniacale per gli arrangiamenti, nell'alternanza tra ritornelli e "cori a cappella". L'album suona indubbiamente più pop, studiato e quasi ballabile (
Wrapped Up In Books): un pochino meno triste e orchestrale dei precedenti, nonostante la folta schiera di ospiti. Lo stesso brano che dà il titolo al disco (il quale fa riferimento ad una vecchia fiamma di Stuart, la stessa che, da come leggo, appare nella copertina di
Tigermilk e, mi sembra, nel video di
Century Of Fakers) ha un suo perchè se ascoltato e riascoltato. Non mancano comunque pezzi più malinconici che rimandano inevitabilmente a
If You're Feeeling Sinister e in genere al primo e più ispirato periodo del gruppo (
Piazza, New York Catcher e la splendida
Lord Anthony). Rimane la solita delicatezza e leggerezza dei testi, "salingeriani"in qualche modo: a volte ironici, a volte spensierati ("All I need is somewhere I feel the grass beneath my feet, a walk on sand, a fire I can warm my hands. My joy will be complete) a volte più tristi ("I said goodbye to someone that I love, it's not just me, i tell you it's the both of us, and it was hard, like coming off the pills that you take to stay happy"), e, soprattutto, legati spesso con doppio filo al mondo della scuola e del college ("Tony at the back of the gym, smoke another one, your chances are slim"). Purtroppo più passa il tempo e più quest'attitudine e queste pulsioni da eterni adolescenti potranno risultare poco credibili, o peggio, studiate a tavolino. Comunque sia i Belle And Sebastian a noi continuano a piacere. Così come sono.
(Marcello Ferri)