Vorremo rispondere di no, che le impressioni del primo momento di “The Life Pursuit” vengono cancellate dal trascorrere degli ascolti, in un gioco di opposti mai provato prima dal combo scozzese, per un’ultima e definitiva consapevolezza non legata con testardaggine al passato, ma fisiologica per un percorso di crescita dimostrato con concretezza in tutta la carriera. Vorremo garantirvi dell’assenza di quelle atmosfere d’area revival tanto in voga oggi come della presenza di un suono mai piatto e sempre intrigante. Vorremo parlare di un’eterogeneità ispirata e utilizzare solo come consolazione per i fans della prima ora due episodi come “Dress Up In You” e “Mornington Crescent”, figli di un passato illuminato da indolenti sorrisi venati da una sottile tristezza.
Purtroppo non possiamo rispondere come il cuore ci ordinerebbe ed allora ascoltatevi quelle canzoni e versate due lacrime di gioia. La terza serbatela per lo Steve Jackson di “To Be Myself Completely”. Quindi chiudete gli occhi e fingete che dai, no, non sono i Belle And Sebastian questi. Perché è vero, la scrittura di Murdoch è sempre fra le migliori in circolazione(“The Blues Are Still Blue”, “White Collar Boy”) e gli sculettamenti tipici talvolta saltano fuori (“For The Price Of A Cup Of Tea”), ma è troppo poco per chi, su talento, eleganza e romanticismo, ha realizzato un trattato. Prevedibilità, una certa piaggeria ed una strana sensazione di eccessiva adulazione: siamo all`aurea mediocrità?
Certo, se la plastificazione attuale non vi causa dolori intestinali, allora il disco in questione potrebbe essere anche fra i migliori dell’anno. Ma se aveste ancora un minimo di obiettività e giudizio potete scegliere solo l`indifferenza, sperare in qualche bel concerto ed attendere un futuro che per essere persuasivo non dovrà per forza tuffarsi negli anni d’oro. Ma nemmeno dovrà essere vuoto di emozioni.
Voto: 2,5/5
Autore: Marco Delsoldato (Kronic.it)
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