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A chat with the Queen
Assieme al disgelo e all'aria di primavera, torna a vivere anche questa rubrica, apparentemente ibernata sotto sordi suoni di neve. E lo fa rivelandovi, finalmente, la sorpresa annunciata nell'ultimo post.
A chi ha scoperto i Belle and Sebastian da poco il nome dirà poco, forse, ma i veri fanatics saranno deliziati quanto lo sono stata io da questa intervista a Monica Queen. Già, proprio lei, la voce potente e al contempo fragilissima che accompagna quelle di Stuart e Stevie in “Lazy line painter Jane”, indubbiamente uno dei pezzi migliori di tutti i tempi della band scozzese.
Di lei non si sa molto. Anche la sottoscritta, prima di contattarla via mail, non sapeva nulla se non che è originaria di Glasgow (ma va?). Anche Internet dà un aiuto molto relativo. Sembra che Monica preferisca farsi presentare direttamente dalla musica dei suoi due gruppi: Thrum e, appunto, Monica Queen (di cui fa parte assieme a Johnny Smillie). Due progetti diversi e complementari, che ci svelano un'artista poliedrica e dalle influenze più disparate, che non esita a passare da Neil Young a James Joyce, passando per Ennio Morricone.
La sua email di risposta è stata una vera sorpresa, sia per la disponibilità mostrata sia per la cura con cui ha voluto introdurci nel suo mondo, alla maggior parte di noi praticamente sconosciuto. È per questo che ho deciso di fare una mera traduzione di ciò che ha scritto: non sarà indice di buon giornalismo ma non c'è davvero nulla da aggiungere alle sue risposte né tanto meno da modificare. Quindi, l'unico filtro tra voi e lei sarà la mia traduzione. Enjoy!
La prima domanda riguarda i tuoi inizi: perché hai scelto di intraprendere la carriera musicale? Hai sempre suonato e cantato o ti occupavi di altro prima di cominciare a scrivere canzoni?
Ho iniziato a teatro. Johnny, il mio produttore e cantautore, assistette ad uno degli spettacoli, apprezzò il mio modo di cantare e m'invitò a far parte del gruppo che stava creando. In realtà credo che gli piacessi e basta, a dire il vero. Così ci mettemmo assieme e cominciammo a scrivere canzoni. Entrambi amavamo Neil Young e Crazy Horse e ci siamo messi sulla loro strada. Ci stava bene con l'atmosfera alla Teenage Fanclub che andava di moda allora e prima di rendercene conto eravamo a San Francisco per registrare il nostro album di debutto. Non lo pensavamo come ad un modo di far carriera seriamente, semplicemente amavamo cantare, suonare la chitarra e soprattutto viaggiare così, fintanto che avevamo la possibilità di fare tutto ciò, siamo semplicemente andati avanti.
La tua band si chiamava Thrum, poi ha cambiato nome in Monica Queen. Perché? Si riferisce forse ad un cambiamento nel tuo modo di scrivere le canzoni?
"Quando Stuart mi chiese di unirmi ai Belle & Sebastian mi sono sentita davvero onorata: sono speciali, unici. E chissà che in futuro..."Thrum è il nome che rappresenta il nostro lato rock, che usiamo quando vogliamo suonare in modo 'rumoroso'. Rappresenta uno stile più pop, più up-tempo, più facile da capire. Con Monica Queen, l'idea era quella di esplorare tutte le nostre altre influenze, di fare dei dischi più belli possibili, qualcosa di entusiasmante come una colonna sonora di Ennio Morricone creata usando l'elettronica, chitarre acustiche e il modo unico di suonare di Johnny. Volevamo che la voce fosse in primo piano, alla maniera di Roy Orbison o come nell'opera. Ciò significava un approccio molto meno pop, in favore di qualcosa di molto più complesso ma, alla fine, molto più gratificante nel tempo.
Sia Thrum che Monica Queen sono descritti come 'country' sui loro myspace. Come ti sei appassionata a questo genere musicale?
Thrum ha un elemento country alla maniera di Neil Young o Bob Dylan. È un misto di country, soul e punk rock – molto eccitante. Monica Queen invece ha una dimensione country più simile ai suoni del deserto. Ha origine dalle campane, dai tintinnii e dai suoni del vento che caratterizzano i film di Sergio Leone. Unito alla vibrazione della chitarra elettrica, tutto ciò riesce a dare alla musica un'aria da spaghetti western.
Raccontaci qualcosa su “Chamber Music” (disco di autori vari pubblicato dalla FireRecords sull'omonima opera di James Joyce, nda) e su com'è stato mettere i versi di Joyce in musica. È stato difficile, strano o semplicemente naturale per te? La prosa di Joyce ha la sua propria musicalità ma, dato che il vostro pezzo non è effettivamente vera musica da camera, forse è stato difficile dare alla poesia una forma contemporanea...
Eravamo contentissimi di essere stati scelti per contribuire al disco su James Joyce assieme a qualcuno dei nostri artisti preferiti come i Mercury Rev, gli Sonic Youth e i R.E.M., in particolar modo perché il nostro brano avrebbe aperto l'album. Il fatto di avere già pronte le meravigliose parole di Joyce ha reso la scrittura della musica molto semplice, molto naturale. Ha preso forma per conto suo, un qualcosa a metà tra il suono dei Thrum e quello dei Monica Queen. Forse qualcosa che potremo approfondire in futuro.
Ora una domanda sui Belle and Sebastian (ovviamente!): “Lazy line painter Jane” è diventata una delle loro canzoni migliori anche grazie alla tua voce potente ed emozionale. Com'è stato lavorare con loro? Vi conoscevate già o li hai incontrati per la prima volta in quell'occasione?
Ho conosciuto Stuart per la prima volta a San Francisco, mentre registravo un album con i Thrum, quindi li conoscevo già prima di “Lazy Line”. Siamo diventati amici nel periodo di “Tigermilk”, più o meno. Mi piaceva molto quell'album, specialmente “We rule the school” (mi fa venire la pelle d'oca), così quando Stuart mi chiese di raggiungerli in studio per essere ospite di un loro disco mi sono sentita davvero onorata. Sono una grande band, con un sound speciale. Sono davvero unici nel riproporre il sound degli anni '60 che amo, quindi è stata la mia occasione per lasciar uscire la Dusty Springfield che è in me. Ho avuto anche l'opportunità di girare il mondo con loro per un po'. Mi chiedono ancora di unirmi a loro ogni tanto (e speriamo lo facciano anche nel prossimo tour, nda).
Ultima domanda, un po' 'spoiler': parlaci dei tuoi piani per il futuro! Avremo la possibilità di vederti suonare in Italia?
Beh, ho cantato con gli Snow Patrol in alcuni brani, recentemente – il più importante è “Set the fire to the third bar”, cantato in origine da Martha Wainwright. Questo mi ha messo una gran voglia di suonare ancora dal vivo. Mi piacerebbe molto suonare in Italia: il mio luogo preferito al mondo è Roma e ho anche studiato italiano (quanto la amiamo? nda), mi fionderei se mi chiedessero di suonare lì. Intanto ho registrato un nuovo album col nome di Kingfishers, che è una specie di tributo alla 'Postcard era' di Glasgow. Spero anche che sia i Thrum che i Monica Queen riescano a realizzare un album al più presto. Ci sono davvero un sacco di cose in arrivo!
Anche noi speriamo che escano presto questi due album. Alla fine, sembra proprio che qualcuno in fervente attività ci sia, in quel di Glasgow...
-Agnese-
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